23.06.2026

Melograno di Varano de’ Melegari

La presenza del melograno nel territorio è stata discontinua. Tuttavia, sulla base delle prime fonti storiche attendibili, la sua diffusione all’interno delle corti e dei castelli locali può essere ricondotta al Medioevo, in particolare alla figura della contessa Matilde di Canossa. 

Purtroppo, la sua discontinuità, spesso prolungata nel tempo, ha determinato la scarsità di riferimenti storici veri e propri, fatta eccezione per alcuni cenni, relativi al suo impiego in ambito gastronomico. Infatti, le melagrane sono considerate apprezzabili sia come frutto da consumo diretto, sia per la preparazione di succhi e sciroppi, ma soprattutto per l’abbinamento a cacciagione e carne – in particolare a quella suina, tradizionalmente diffusa nel territorio in questione. 

Ciononostante, sono presenti alcune testimonianze storiche che attestano l’età centenaria della pianta, come il Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (1834) che riporta: «Varano de Melegari, veranus melegariorum casale… vuolsi da alcuno che un tempo si appellasse Varano de Melagrani… perciò che molte di quelle piante vi allignavano, siccome qualcuna ne ha tuttora». 

A seguito di specifici studi condotti sulle melagrane dell’antica pianta di Varano, è stato dimostrato come esse presentino caratteristiche peculiari ed un elevato valore nutrizionale, in particolare per gli alti contenuti di polifenoli ed altri composti con capacità antiossidante e, perciò, con effetti benefici sulla salute umana. 

Non è ancora stato chiarito se i diversi esemplari ritrovati nel territorio parmense siano ascrivibili ad un’unica varietà o se, invece, appartengano a più cultivar. Ciò che appare certo è che la pianta risulta attualmente a rischio di estinzione: nel territorio essa sopravvive in pochi esemplari, imponenti e per lo più secolari.